Una banca biologica: l’esperienza di SARROCH

A cosa serve la banca biologica costituita da SPoTT presso l’Istituto Superiore di Sanità?

Il programma di Biomonitoraggio Umano (BMU) nella popolazione residente e nei lavoratori dell’impianto di incenerimento dei rifiuti di Torino attuata da SPoTT prevede, tra l’altro, la costituzione di una banca biologica. Presso l’Istituto Superiore di Sanità sono conservati per 30 anni campioni di sangue e urine volontariamente donati dai soggetti partecipanti al progetto. Lo studio di BMU permette di determinare la concentrazione di sostanze nocive e/o dei loro metaboliti nei liquidi biologici. Le misure ripetute nel tempo permetteranno di valutare dinamicamente l’esposizione e l’eventuale persistenza ed eliminazione delle sostanze. Il confronto con una popolazione di controllo permette di valutare specificamente l’inquinamento legato all’inceneritore. La costituzione di una biobanca permette di poter effettuare, in futuro, analisi che, dato il rapido sviluppo delle conoscenze e delle tecnologie nel settore, oggi non sono disponibili o addirittura neppure ipotizzabili.                                   

Numerosi studi biologici e di popolazione (com’è accaduto per esempio in Islanda e in Norvegia) hanno costituito collezioni di materiali biologici e dati. A Sarroch, in Sardegna, è in corso un’esperienza analoga con caratteristiche molto innovative.

La Bioteca di Sarroch: un progetto civico per la tutela della salute e dell’ambiente

Quando, nel 2006, l’amministrazione locale ha promosso il programma “Sarroch Ambiente e Salute” non immaginava di dare avvio ad un’iniziativa assolutamente innovativa, unica in Italia e forse in Europa: la costituzione di una Bioteca.  A Sarroch si trova il più grande polo industriale della Sardegna, con una raffineria tra le più grandi d’Europa. La zona è fortemente inquinata ed uno studio condotto dall’Università di Firenze aveva evidenziato una maggiore frequenza di alcune malattie nella popolazione. Si era dunque fatta strada l’idea di costruire una banca biologica in cui raccogliere e conservare materiali biologici (per esempio sangue, urine, tessuti, capelli, unghie) “donati” da persone sane o ammalate, e i dati ad essi associati. L’obiettivo era quello di monitorare eventuali situazioni di rischio per la salute degli abitanti della zona e fornire supporto ad appropriate misure di prevenzione e gestione. L’iniziativa, inizialmente concepita come prevalentemente tecnica, si è però trasformata in un progetto civico: la Bioteca di Sarroch infatti non è un forziere accessibile a pochi con l’obiettivo di produrre un profitto esclusivamente individuale, bensì intende generare vantaggi collettivi, secondo regole chiare e procedure trasparenti. Una fondazione, affiancata da un comitato scientifico, è stata individuata come custode dei campioni di materiale biologico volontariamente donati dai cittadini e come responsabile del loro corretto trattamento ed uso. L’art 3 dello statuto recita che la Fondazione “si prefigge di contribuire alla tutela della salute individuale e collettiva degli abitanti di Sarroch, prestando particolare attenzione ai fattori ambientali”. Altro punto qualificante è “la promozione di attività di formazione e informazione che favoriscano la partecipazione consapevole della cittadinanza ai processi decisionali in materia di salute e ambiente” nonché al “processo di ricerca scientifica sulla relazione ambiente e salute”. Attraverso l’uso di tecnologie scientificamente avanzate e di pratiche sociali democratiche, la Bioteca di Sarroch vuole incarnare e concretizzare una visione della salute come bene da condividere attraverso un impegno responsabile, individuale e collettivo.

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